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( appendice di Aradia's, tratta le tematiche del Terzo volto della Dea )



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Jedismo



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Il Dio e la Dea



La Dea



Parlare di divinità al femminile al giorno d'oggi è considerato un atto di femminismo estremo o anche una deliberata provocazione; eppure la tradizione della divinità al femminile ha una lunga storia: da Amaterasu  in Giappone a Shakti in India, Iside in Africa, Ishtar e Astarte in Medio Oriente, fino a Demetra, Venere e Afrodite in Grecia e a Roma, il culto della  Divina Madre ha una lunga tradizione nella presa di coscienza del nostro pianeta.

L'immagine della dea madre ha riempito il pianeta per più di 35.000 anni, fino al 5.000 a.c. circa, quando si è verificata l'affermazione della divinità in forma maschile, e secondo me, con questa traslazione, abbiamo perso qualcosa di grande valore, a livello di consapevolezza interiore femminile e in termini di equilibrio del mondo.

Le religioni monoteiste ci parlano di un Padre Maschile, sorgente di vita, ma molte delle più antiche storie di creazione conosciute parlano di una grande Madre: una divinità femminile che dà e mantiene la vita, la Dea degli animali e delle piante, degli umani, delle acque, della terra e del cielo.
In Egitto, la creazione della vita veniva attribuita a Hathor o Iside di cui si scriveva: “All'inizio era Iside, la più antica di tutto ciò che è antico. La dea da cui scaturì tutto ciò che diviene.”
Nella terra di Canaan, di biblica memoria, c'era Ashera o Ishtar, la Progenitrice degli Dei.
Tutto ciò indica che il culto delle divinità femminili era parte integrante delle più antiche tradizioni sacre.

Non è difficile credere che all'alba delle civiltà, quando l'uomo iniziò a porsi interrogativi sul proprio percorso -da dove veniamo? Dove andiamo dopo la morte?- abbia dovuto prendere atto del più sorprendente degli eventi, il fatto cioè che la vita scaturisce dal corpo della donna. Sarà sembrato quindi logico immaginare la Terra come una grande madre, una dea della natura e della spiritualità, fonte divina di nascita, morte e rinascita.

La dea nel paganesimo è forza creatrice, la paziente nutrice degli esseri viventi che esiste non in contrapposizione ma in equilibrio con il principio maschile dell'inizializzazione dell'azione e creazione degli eventi.
La dea può avere molti nomi e molteplici aspetti per permettere a tutti di trovare quello che favorisce una maggiore connessione con lei.
Nella Wicca, essa appare come Vergine, Madre e Anziana dove ciascuno di questi aspetti rispecchia la crescita nella vita della donna mortale, nonché le fasi della luna - crescente, piena e calante - e il ciclo della natura nella ruota dell'anno.
La definizione Vergine non ha nulla a che fare con l'esperienza sessuale o la mancanza della stessa, bensì con la freschezza e la promessa di un nuovo inizio.
Nella ruota dell'anno, la Vergine si risveglia a Imbolc, ritornando alla Terra dopo il suo periodo di riposo e trasformazione invernale. Essa porta la promessa del ritorno della primavera e con essa una nuova stagione di fertilità, maturazione e vita. Simboleggia la purezza, l'indipendenza e il coraggio.
A Ostara incontra e si congiunge con il giovane Dio, dando inizio alla crescita del frutto che maturerà nascendo a Yule, quando diverrà la Madre del giovane dio. Il suo processo di maturazione durerà fino a Beltane, quando raggiunge la pienezza della maturità.
La Madre è la dea nella sua pienezza, colei che genera figli, sensuale e potente. Il principio maschile è sia marito che figlio, guidato ed educato in questa fase dalla completezza di lei.
La madre diventa tale a Beltane, presiede con il suo consorte alla messa in terra dei semi, la maturazione e al raccolto finale.
L'Anziana è la rappresentazione della saggezza raggiunta attraverso l'esperienza, da guardare con rispetto e effetto, perché la sua saggezza accompagna la nostra crescita, ed il suo amore è di un tipo calmo e rassicurante, che comprende e consola, andando a completare l'irruenza amorosa della Vergine e quella incandescente della Madre .
L'Anziana è anche la morte, come fine di un ciclo, colei che guida alla rinascita. Completato il suo compito nel mondo, dopo il parto del giovane Dio a Yule, la dea scende nella terra in quieta solitudine al solstizio d'inverno, per riposare e rafforzare se stessa in previsione del proprio ritorno a Imbolc.

Per quanto accurata possa essere la descrizione letta sui libri, secondo me la vera essenza del principio femminile divino è quella che percepiamo dentro di noi, che ci completa e permette di rapportarci al mondo con equilibrio e magari una briciola di saggezza.
È difficile crearsi un immagine di divinità femminile, o meglio tornare a una tale immagine, dopo secoli di prevalenza delle religioni monoteiste, è difficile dare un volto alla parte di noi che è rimasta nell'ombra, crearsi strumenti mentali per vederla e percepirla nello svolgersi quotidiano della vita, ma credo che sia necessario, oggi più che nel passato.
Parafrasando il mito di Persefone, che riporta colore nel mondo riemergendo dalla Terra, anche un ritorno del culto del principio femminile può risanare e forse riportare il nostro mondo in equilibrio, affiancando, alla guida del padre, quella di una madre, per costituire un insieme bilanciato.
Ignorare la presenza di un divino femminile è come guardare un solo lato della medaglia, lasciare un parte importante sepolta.

Articolo scritto da ALECTO

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Il Dio



Il Dio è di vitale importanza nel credo pagano, non può assolutamente essere ignorato. Venerato in molte forme differenti, è parte integrante del neopaganesimo.
Il Dio è stato onorato fin dall’inizio dei tempi, ben prima dell’avvento del Cristianesimo. Egli è molto più del consorte della Dea: è suo pari e sua controparte. Egli è il sole, i cieli e la passione per la vita; ha molte forme e altrettanti nomi, ed è questa sua realtà multi sfaccettata che permette ai neopagani di connettersi con lui ad un livello potentemente individuale.

I pagani vedono spesso il Dio come il sole brillante e luminoso, che sorge e tramonta in un ciclo senza fine, un ciclo che controlla l’esistenza di ogni forma di vita. Il sole è vita, dato che la stragrande maggioranza della vita su questo pianeta non sarebbe possibile senza di esso. Senza questa luce, il mondo perirebbe, e ciò rende il Dio tanto importante quanto la Dea.

Ogni angolo di natura selvaggia e intonsa è dominio del Dio, come le stelle, milioni di piccoli soli lontani, sono di solito connesse al suo aspetto (non ho capito il senso della frase…). Il Dio è visto come patrono degli animali selvaggi, e come tale è spesso raffigurato con le corna, che rappresentano la connessione tra il divino e l’animale (e l’umano) spesso identificato con il cervo. Le corna non hanno mai rappresentato il male, ma piuttosto una connessione che sostiene e nutre. La caccia è spesso associata al Dio, mentre l’addomesticamento degli animali appartiene di solito alla Dea. Ciò non significa che la Dea non possa essere cacciatrice, solo che il Dio della Caccia è spesso rappresentato nella sua forma maschile.

Il ciclo agricolo, la crescita, la raccolta e il dissodare e seminare, è fortemente legato al sole, dato che è il sole a rendere tutto possibile. Possiamo dunque dire che è per questo motivo se le otto festività solari, la ruota dell’anno, sono fortemente connesse con la figura del Dio.

Il Dio, insieme alla Dea, presiede al sesso e ai rituali di procreazione. Il paganesimo riconosce il sesso come una parte fondamentale e necessaria della natura, oltretutto indispensabile per la continuazione della specie. In quest’ottica, il sesso è sacro ed è il Dio a garantire l’urgenza attraverso la quale la specie perpetua. Per i pagani, la Dea è donatrice di vita, ma il Dio è la scintilla che in ultima analisi rende tutto ciò possibile.

Il Dio è conosciuto con molti nomi, è chiamato spesso Cerunnos, come il Dio celtico cornuto. Suoi simboli sono la spada, la lancia, la freccia, la falce e la bacchetta, il coltello, il bastone e molti altri considerati simboli fallici. Suoi animali totemici includono, tra gli altri, il cane, il cervo, il lupo, il drago e l’aquila.

L’importanza del Dio nel neopaganesimo non deve essere sottovalutata nella pratica spirituale. Adorando solo la Dea, escludendo la ricchezza proveniente dal Dio, si crea uno sbilancio spirituale che non è proprio di questo cammino. Il suo fascino risiede nella sua versatilità, nei suoi aspetti multiformi e molti nomi che permetto un approccio del tutto personale, nella scintilla dell’attività e l’intraprendenza che instilla nella vita, che ci spinge a valorizzare ogni attimo.

Eterno come la Dea, vive accanto a lei da pari a pari.

Articolo scritto da ALECTO

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